Gian berra ed Emilio Vedova…

 
 
EMILIO VEDOVA: GIAN BERRA ricorda:
Era il 1980 quando Gian Berra incontrò il vecchio maestro Emilio Vedova nelle antiche sale dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Era un agosto non troppo caldo quando mi attirò quel professore schivo e taciturno che si teneva un po’ scostato da tutti. Gli ero vicino e lo salutai risvegliandolo dai sui pensieri. Pareva distratto. Ma era solo una finta. Per lui il mondo reale era solo un impiccio da osservare. Così osservò me che gli rivolgevo la parola come un qualcosa da indagare.Mi tese la mano come a saggiare l’aria. Poi senza parlare mi guardò negli occhi.
Magro e un po’ rigido usava la sua eleganza come un supporto necessario. Portava appesi al collo gli occhiali, legati con un nastro di velluto nero. Mi esortava a parlare, ad esprimermi.
Poche parole di presentazione e gli domandai del suo lavoro.
Parlava poco e controllava ogni attimo i suoi pensieri. Quando cercavo un po’ di confidenza si smarriva in domande vaghe cercando nuovi pensieri. Si vedeva bene che era stanco di discutere di arte, forse avrebbe preferito ci fossimo trovati giù al bar di fronte.
Ricordai una sua foto del dopoguerra: lo ritraeva giovane e ben messo, con dei bei capelli e la barba scura che incorniciava quel volto sognante. Ora l’età appannava la sua figura ma lo faceva con gran rispetto.
In quella sua pittura diafana e dai segni senza colore stava il suo sogno. Gesti liberi che chiedevano solo di volare senza sosta dentro l’idea che mai aveva voluto racchiudere in una forma riconoscibile. Una forma oscura fatta di sensazioni senza lidi sicuri.
E la teneva segreta quella forma, palese nel timore di rovinarla. Di mostrarsi troppo agli altri. Ma anche a sé stesso.
Un vecchio maestro pittore di Montebelluna (TV) mi disse che negli anni trenta lo incontrava  tutti i giorni quando andava a studiare all’Accademia di Belle Arti a Venezia. Non aveva i soldi per frequentarla, ma lo accolsero lo stesso. Ci teneva davvero a fare quella scuola!
Ora Emilio Vedova se ne è andato. Restano come Totem fuori dal tempo le sue opere, testimoni di un sogno che sa tanto di speranza e di gioco. Un gioco che attira tutte le persone sensibili a ciò che non ha una identità definita.
La vita si manifesta a tanti livelli misteriosi ed Emilio Vedova ha fatto del suo meglio per esplorarli.
Novembre 2006,  Gian Berra.
Anche nel sito www.gian-berra.org 
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