Visualizzazione passiva (o quasi)

 
Visualizzazione passiva…o quasi.        Visibile anche su www.gianberra.com  alla pagina SCIAMANESIMO CREATIVO
 
La prima volta che la feci fu parecchi anni fa. E mi venne naturale senza che nessuno me l’avesse insegnata. Poi tempo dopo la lessi in un testo buddista: non avevo inventato nulla di nuovo.
Evidentemente ad un certo livello di esperienza le cose si ripetono, come prese da un contenitore comune a disposizione di tutti coloro che cercano con un pizzico di coraggio dentro quel contenitore occulto (nascosto) e gratuito che raccoglie ogni esperienza fatta dalle scimmie umane e non solo.
Di certo ero allenato a fare simili esperienze. Ricordo che la causa fu una grande confusione di pensieri dispettosi che mi giravano in testa. E avevo voglia di dormire. Come fare a farli tacere?
Facile a dirsi. Ma quella marmaglia di esseri irrequieti erano là dentro di me e tutti pretendevano attenzione. Io considero i pensieri “esseri” vivi e coscienti a tutti gli effetti.
Ogni pensiero ha il sacrosanto diritto ad esistere. Ha una sua identità, personalità, desideri, emozioni, corpo, scopi ecc.
Per di più è dentro di me; anzi è me stesso. Fa parte di me.
Sarebbe illusione volerlo distruggere, eliminare o gettare via.
E poi c’è il problema che non posso cancellarlo. Il mio cervello ( non so come sia quello degli altri ) ricorda tutto. C’è chi è convinto di aver formattato il proprio cervello, e magari di poter partire da zero. Beato lui. Magari ciò che pensa di aver cancellato e solo dentro un cassetto nascosto…e da li agisce senza farsi vedere.
Che brutta cosa farsi condizionare da ciò che non sappiamo sia nascosto dentro un cassetto…dentro di noi. Non lo vediamo per niente. Giuriamo che non c’è.
E lui si fa beffe di noi. Che brutta figura!
E’ come esserci costruiti un recinto attorno e non vederlo. Chiusi dentro una gabbia pensando che non ci sia, dato che non la vediamo.
Conosco gente che da quella gabbia privata urla al mondo la sua rabbia ritenendosi libera. Forse è stata picchiata da bambino, o forse da grande. Resta il fatto che ora non riesce a liberarsi, e come un cane legato ad una catena urla al mondo il suo disagio. Un guardiano di sé stesso.
La pratica dello sciamanesimo creativo è vecchia come il mondo. Ma necessita di coscienze creative. E il potere creativo è gratis a disposizione di tutti. Basta prenderlo ad ogni angolo di strada e usarlo.
In pratica si tratta di andare ad aprire tutti i possibili cassetti nascosti. Certo non è facile come lamentarsi del male che gli altri fanno a noi stessi o al mondo. I cassetti da aprire sono quelli miei, e contengono tutte le cose che mi sono illuso di archiviare una volta per tutte. Punto e basta.
Ciò che segue non fa per colui che la pensa così. Tanto vale che getti queste note nel cestino e non ci pensi più. Meglio: formatti tutto.
Oppure faccia alte urla irate verso l’infinito, avendo già deciso le sue ragioni una volta per tutte.
Ma come al solito divago, è di certo a causa di altri pensieri dispettosi e parassiti che comunque hanno tutto il diritto di esprimersi. Piccoli Dei .
La visualizzazione passiva in pratica.
Il significato di “visualizzazione” è scontato. Tutti sanno quale è. Ma perché “passiva”?
E’ passiva perché la sua conduzione non è guidata dalla coscienza vigile. Ossia non è l’Ego meraviglioso di cui disponiamo a condurre il gioco. E fin qui nulla di nuovo: ricordo un vecchio testo di Yoga che lessi negli anni ’60, da adolescente, che indicava la stessa cosa. Solo che in quel caso L’Ego era visto come un ostacolo e doveva starsene là buono, quasi addormentato ad imparare chissà quale lezione. Influenze monoteiste dentro la filosofia indiana? In quella cinese e giapponese comunque non esistevano. Ma anche nelle culture native esistono concetti di Senso di Colpa, è uno strumento di potere vecchio come le scimmie umane.
Nella Visualizzazione Passiva a cui mi riferisco l’Ego meraviglioso non conduce il gioco. Ma osserva vigile ogni cosa e fa esperienza di ciò che incontra.
Non agisce per nulla. Non fa niente altro che osservare.
Non può reagire a nulla di ciò che incontra: né emozioni, ne giudizi, né ricordi, né reazioni ecc.
In questo caso accetta di essere solo un osservatore. Lo accetta a priori, in caso contrario il gioco non vale. E’ un gioco pesante. E va fatto come un gioco. Un gioco che inizia dalle emozioni del momento, ma che vengono accantonate per la durata del gioco.
Poi alla fine di tutto ci si può anche sfogare se lo si ritiene necessario. Anche l’Ego ha i suoi diritti. Per Giove!
La visualizzazione passiva può essere fatta dovunque e in ogni condizione e per gli scopi più vari. Ma comunque è meglio farla in un luogo protetto, silenzioso e possibilmente in una posizione rilassata e senza troppa luce. Con la pratica certe condizioni non sono così necessarie. Ma per chi inizia è meglio essere comodi.
Uno scopo più egoistico e farla…per prendere sonno. Lo so che è banale, ma a volte serve. Poi se si ha il coraggio di continuare ogni scopo è valido:
Mi metto rilassato sul divano. Sono a mio agio. Magari ho in testa le bollette da pagare domani, e i soldi non ci sono proprio tutti. Poi c’è la frecciata insolente del capoufficio o del collega antipatico. E ho mangiato cibo pesante. E i lamenti dei figli; il fatto che oggi piove e aspettavo il sole. Per di più c’è la luna piena e mi vengono certi pensieri…
Io non mando via questi pensieri. Sono parte di me e hanno il diritto di farsi sentire.
Cerco di sentire il mio corpo e le sue sensazioni: Il suo peso sul divano, l’aria i cui sono immerso, i vaghi echi dei rumori che percepisco. Io sono il mio corpo: è ovvio.
Ho gli occhi chiusi in modo un po’ forzato in principio. Poi anche quelli si rilassano. La mente è comunque un caos di tensioni che vogliono averla vinta. Ciascuna a modo suo. Non pongo particolare attenzione a ciascuna di esse, ma non pongo alcun ostacolo a nessuna.
Accetto questa confusione così com’è. Io dentro un caos di piccoli Dei, ciascuno dei quali ha ragioni da vendere. Li lascio tutti liberi di dire ciò che hanno necessità di esprimere. E’ nel loro diritto.
La mia parte cosciente osserva quella confusione. Una cacofonia di voci e impressioni a cui assisto da spettatore. Uno spettatore che osserva tutto senza lasciarsi coinvolgere. Sembra impossibile?
Per niente. Basta permettere al nostro Io cosciente, in quel momento, di accettare il linguaggio del cervello: Non concetti ma immagini.
Infatti i concetti che abbiamo in testa sono composti da immagini nascoste. Il cervello funziona per immagini che contengono altre immagini.
Mentre il computer con cui scrivo funziona per negazioni e affermazioni: farà fatica a diventare intelligente. A meno non si inventi un computer che funzioni per immagini (ologrammi). Ma pare che si stia già per inventarne uno…
Noi funzioniamo per immagini-ologrammi. Non solo immagini perciò! Ma ologrammi. L’ologramma è una immagine che contiene tutte le altre immagini in sé come collegamento e “seme”.
Ciò vuol dire che se prendo dal mio cervello una singola immagine, e la faccio a pezzettini, poi raccolgo uno di questi pezzi e lo osservo lui mi mostrerà l’immagine intera ( prima di rompersi). Magari con meno risoluzione, ma sarà comunque intera.
Ma non solo! Osservando meglio quel pezzo posso vedere anche tutte ( o quasi) le immagini che ho nel cervello. Cioè potrò osservare anche in quel pezzo parziale il mio “carattere”.
Magia? No è solo realtà. Realtà nascosta, ma reale.
Perciò per andare avanti nella visualizzazione passiva dovremmo trasformare quei piccoli Dei dispettosi che sono i nostri pensieri…in immagini. E potete star certi che faranno una grande resistenza. Faranno di tutto per non essere svelati. Cioè essere resi riconoscibili come immagini.
La ragione è che siamo stati educati da generazioni ( noi occidentali) a tralasciare l’immagine per il concetto di essa. Un potere che abbiamo perso. Ma che è ora di riprenderci. Siamo pronti a ridiventare idolatri?
La parola fa quasi paura, o quasi. Sembra un insulto.
Siamo stati abituati a riempirci la testa di concetti ragionevoli. Ma non sappiamo quali immagini rappresentano. Tensioni mentali parassite prese come ovvie. Finché rimaniamo là siamo dentro una gabbia.
Come si fa a dare una immagine ai pensieri caotici?
L’errore è pensarci su. E’ come cercare dei concetti da cui costruire immagini. Che sbaglio!
Facciamo il salto di qualità! Lasciamo che siano i pensieri dispettosi a rivelare la propria immagine, qualunque essa sia!
Non siamo forse ora passivi come coscienza?
Ogni pensiero parassita è furbo. Come noi stessi comunque. Si mostra come noi lo vogliamo vedere. Cioè si maschera ( ma non lo fa forse anche l’Ego?).
Possiamo fregare ogni pensiero dispettoso lasciandogli prendere ogni qualsiasi immagine lui decida di mostrarci. Tutto va bene.
Lo lasciamo libero.
E lui ci lascerà liberi.
Potrà “essere” tutto ciò che desidera. In fondo non cerca altro.
Funziona? Facile dirlo a parole scritte. Soprattutto se il procedimento va fatto con tutti i pensieri presenti in quell’attimo.
La difficoltà è sempre la stessa: controllare il processo. L’Ego ha paura di sbagliare qualcosa, di non fare bene i conti. Anche questo è un pensiero dispettoso. E  a chi importa se non facciamo le cose bene? Noi siamo solo spettatori di ciò che accade.
Vada come vada. Per Giove!
Poniamoci come immagine al centro di quel caos che comincia a colorarsi e a arricchirsi di forme vitali spontanee.
E fissiamo l’obiettivo che ci siamo proposti. Io mi ero proposto di prendere sonno, di non pensare più a nulla. Una zona all’orizzonte, buia e vuota. Un ologramma fatto di niente, di calma buia.
Ma è solo un esempio.
Gli altri ologrammi non mi lasciano di certo in pace. Qui è questione di fare pratica. Le immagini caotiche evocate faranno di tutto per distogliermi dal mio obiettivo. E vinceranno tutte le volte che le osserverò con attenzione, catturato dal loro contenuto emotivo.
Perderò comunque se le negherò e cercherò di evitarle. E’ come se cercassi di scacciare una mosca fastidiosa. E’ proprio ciò che vuole. Anche se si tratta solo di una mosca virtuale.
Mi vengono davanti? Mi eccitano o mi spaventano? O.K. intanto io li lascio fare con l’attenzione al mio scopo. Percepisco ogni cosa e indico la strada. E vivo ogni cosa da osservatore…indicando la strada.
Poi mi sono svegliato il mattino dopo davvero in forma. E le bollette le ho pagate tutte. E gli altri Dei dispettosi? Erano tutti là vivi e vegeti. Ma ora avevo imparato ( in parte) a vederli anche come immagini. Non quelle che mi ero fatto io ( concetti) ma bensì come quelle che essi erano in realtà. Quelle che desideravano mostrarmi di sé stessi. Ora liberi di farlo. Vi pare poco?
A questo punto erano diventati davvero Dei con la propria immagine. Veri Idoli.
Gian Berra.
 
 
 
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