nasce l’ologramma

 
 
 
 
 

Nasce l’ologramma…

 

Per i calcolatori del futuro è previsto un funzionamento non logico ad immagini che si confrontano in modalità creativa.

Sarà davvero un gran risultato quando il proprio computer da scrivania, potrà “ragionare” per immagini. Sarà il momento magico in cui sarà possibile vedere dal di fuori i disastri causati dai virus emotivi.

 

Eppure noi tutti funzioniamo così. Anche quelli (soprattutto quelli) che più o meno vivono e agiscono con le emozioni in caduta libera. Una debolezza che si maschera da “potere”. Specialmente quando non possono fare a meno di condividerle e propagarle come tanti virus in cerca di preda. Come ho già scritto da qualche parte…l’espressione di sé al di fuori di sé stessi è il mezzo per affermare le proprie opinioni. Chi non ne sa fare a meno, rende palese la sua esigenza di riconoscimento.

Siamo tutti Eghi più o meno deboli. Ma l’Ego che non lo riconosce è  molto debole, e ci vuole molta pazienza. Ognuno ha i suoi tempi d’evoluzione.

Sentirsi relativi al tutto esistente è un sentiero d’oro davvero arduo. Un sogno.

 

Nel futuro calcolatore i dati saranno comunque almeno all’inizio elaborati da un sistema binario, come oggi. Un numero infinito di possibilità che si basano su affermazioni e negazioni. Che comunque danno sullo schermo un risultato finale: una immagine. Una immagine è il risultato di innumerevoli affermazioni e negazioni, per dare alla fine qualcosa di riconoscibile.

 

Quando i nostri occhi vedono tale immagine, la trasmettono in un tempo infinitesimale al cervello dove il nostro software mentale ( la mente ) lo elabora.

Lo elabora senza dare il tempo alla nostra “coscienza” di fare qualcosa.

Poi qualche millisecondo dopo anche la coscienza ne prende…coscienza.

Ma non è detto che vada così. Non sempre la coscienza è libera in quell’attimo da altri input. Gli stregoni orientali hanno speso spesso tutta la vita per staccarsi ( è un hobby costoso, un lusso ) dagli input automatici.

 

E non è finita qui. Il nostro cervello non funziona col sistema binario. L’immagine viene registrata ed eventualmente archiviata proprio come immagine vera e propria.

Con quali supporti?

Qui sta il mistero.

Ma è possibile analizzare almeno cosa viene memorizzato, ne faccio un elenco:

 

Possibili componenti dell’immagine:

 

L’immagine vera e propria

Lo schema dei colori

Il suo disegno

Lo stato d’animo del momento ( che giornata è oggi, sono teso o sono tranquillo, )

I pensieri dominanti in quell’attimo

Le emozioni latenti e palesi, cercate o subite nell’attimo

Ciò che sto udendo, musica o rumori

Come sono seduto, come odoro in quel pomeriggio

I progetti che spingono per essere attuati

Le decisioni o i pensieri che tento di tenere lontano…

 

Ecco, sono solo le cose che mi vengono in mente. In realtà sono molte di più. E tutte influiscono su ciò che rimarrà come immagine archiviata.

Che computer eccezionale il cervello!

Poi chiudo il calcolatore. E lo riaccendo dopo una settimana e riguardo l’immagine.

Che strano. Non sembra quella di prima.

Eppure non è cambiata. Però sono cambiato io nel frattempo. I parametri miei sono cambiati.

E così posso vedere il mio cambiamento. E prenderne nota. Diventarne cosciente.

 

Eppure c’è chi fa finta di “ non cambiare”. E’ una malattia diffusa. E’ il virus “assoluto”. Di ogni religione od ideologia. Monoteista o pagana che sia. Anche politica di destra o di sinistra. O di centro.

E’ una furbizia necessaria ai computer biologici. Con essa è possibile semplificare il software di sé stessi e soprattutto degli altri.

La “coscienza virus” ammette sé stessa solo come fissa ed immutabile. E’ la sua debolezza intrinseca. E quando comincia ad esserne cosciente viene colta da paura e come rimedio non le rimane che confermare disperatamente sé stessa: diffondere il proprio virus.

Un meccanismo più che naturale. Anzi direi necessario. Pena la perdita di coscienza degli interessati.

Anche la coscienza virus è creativa. La creatività è un potere strumentale.

Hitler e Stalin erano creativi come Platone o Plotino o Gengis Khan.

 

La tecnica attuale ha provato a costruire ologrammi. Cioè immagini a più dimensioni. Ma ancora non ci siamo. Si dovranno ancora superare vari problemi tecnici.

 

Però in cervello-mente lo fa da sempre. Un essere vivente, ancora prima di nascere ha dentro di sé immagini di una realtà da vivere già completa e ben confezionata.

Un software speciale adatto a lui. Con tante dimensioni, odori, superfici, emozioni, soluzioni predeterminate e ben sperimentate.

E a queste soluzioni aggiungerà altre cose con l’esperienza della sua vita.

L’ologramma è un tesoro. Ha tutto dentro di sé.

Perciò entrare nell’ologramma è scoprire il software che lo forma, e vedere chi, cosa, come, perché esso si manifesta così.

E casomai accettarlo, migliorarlo o gettarlo via.

Potere creativo non solo come strategia tra coscienze.

Soprattutto come strategia con sé stessi e con la relazione creativa con i propri ologrammi.

 

Anche qui gli stregoni-sciamani orientali hanno speso a iosa il loro tempo vitale e le loro energie. Quelli occidentali molto meno.

 

( prima parte )

 

Gian Berra  2006

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